Non è soltanto la senzazione del giorno dopo, con quel retrogusto amaro e con la delusione lampante che ha portato rammarico, rabbia e perché no, imprecazioni per l'evidenza di falle (difensive, offensive, di gioco in generale) che, ahiMilan, solo grazie alla capacità dei singoli, Kakà su tutti, è stata celata per tanto, troppo tempo e che, per i risultati, comunque ottenuti, tranne che in un 2008 disastroso, ha ritardato la tanto attesa rifondazione, parola tanto ostile al patron rossonero Silvio Berlusconi, quanto mai attuale in questo momento della storia del Milan. Pizarro, mattatore del Diavolo in Coppa Uefa, non è stato soltanto bomber fatale alla squadra di Ancelotti, ma prezioso rifinitore nel servire l'assit per la provocazione. Non è forse meglio, per la società, per il tecnico, per i tifosi stessi, essere stati eliminati e ridimensionati?
Al di là dell'ovvio dispiacere dei fan scatenatisi nei forum, un dato di fatto ci riporta alla premessa: così la squadra non può andare avanti, non può vivere di espedienti, per carità tutti di classe, come il gol di Pato contro i tedeschi, ma non serve continuare a pensare che "tanto i risultati arriveranno lo stesso". La rosa va necessariamente ringiovanita, specie nel reparto arretrato e, oltre all'acquisto di Thiago Silva, occorre qualcosina in più, sulle fasce, dove la meteora Mattioni sembra aver intrapreso il sentiero verso l'oblio che, prima di lui, il Carneade Leandro Grimi, aveva percorso.Al di là di ciò che sarà la campagna acquisti che preparerà e studierà, con molta probabilità, un tecnico tutto nuovo, una ventata di freschezza è ormai diventata necessaria.
Il tanto abusato bagno d'umiltà non è una pena da dover scontare, ma un solido fondamento da cui ripartire e del quale bisogna avere consapevolezza. Dunque, l'eliminazione per mano del Werder, forse, rappresenta il giusto trait d'union tra la parabola, ormai discendente e giunta al picco più basso dell'era Ancelotti e quella che sarà la futura (si spera) ascesa rossonera sotto un'altra guida, a patto che la lezione, questa volta, sia davvero servita.
Non esistono formazioni, né partite, né punteggi, ormai succede tutto solo alla televisione e alla radio...
27/02/09
26/02/09
QUESTIONE DI STILE...
Comodità, efficacia, semplicemente stile. Ciò che caratterizza gesti atletici ben definiti, talvolta dai nomi curiosi o più spesso battezzati dai loro inventori. Mutevoli nel tempo, sostituiti da colpi di maggiore incisività ma pezzi importanti nella storia dello sport. Lo spunto, per una riflessione più attenta rispetto alle prodezze che commentiamo quotidianamente (e che perché entrati nella videoroutine mediatica sembrano quasi scontati) parte da Jason Belmonte, cognome italiano ma nazionalità australiana, bowler che potrebbe aver innescato una rivoluzione nel suo sport, il bowling appunto, e indotto a ricordare altri ribaltoni che hanno scandito tramonti e albe di nuove ere sportive. La palla lanciata a due mani per abbattere dieci birilli è una novità non assoluta ma resa popolare dal successo, in termini di risultati, raccolto nelle varie competizioni e che porterà il 25 enne di Orange, South Galles, nella hall of fame del suo sport.
Non di certo l'antesignano di rivoluzioni copernicane di portata amplissima come fu per Dick Fosbury che, nel 68, guarda caso, nel salto in alto vinse il campionato NCAA e s'impose nei Trials di qualificazione alle Olimpiadi, inventando un nuovo stile, il Fosbury appunto, che condannò all'oblio il fino ad allora intoccabile scavalcamento ventrale.
Non solo bowling e atletica, ma anche tennis e calcio hanno vissuto i loro cambiamenti, non derivati da introduzioni di moviole o microchip, ma semplicemente a partire da intuizioni dei loro protagonisti. Il rovescio bimane che ora rende popolarissimo un certo Rafa Nadal, fu brevettato nel dopoguerra dall'italiano Beppe Merlo, trovando un riscontro importante solo perché Bjorn Borg e Jimmy Connors, 19 tornei del Grande Slam vinti in due, lo fecero proprio e lo estesero alle generazioni future.
Il resto, nel calcio, è contenuto nelle giocate dei campioni, flip-flap l'elastico, l'aurelio e il paso doble sembrano termini già assorbiti dal linguaggio comune, come le "maledette" di Pirlo o Del Piero, traiettorie per sempre letali e ingannevoli, ma senza, appunto, cadute di stile.
Non di certo l'antesignano di rivoluzioni copernicane di portata amplissima come fu per Dick Fosbury che, nel 68, guarda caso, nel salto in alto vinse il campionato NCAA e s'impose nei Trials di qualificazione alle Olimpiadi, inventando un nuovo stile, il Fosbury appunto, che condannò all'oblio il fino ad allora intoccabile scavalcamento ventrale.
Non solo bowling e atletica, ma anche tennis e calcio hanno vissuto i loro cambiamenti, non derivati da introduzioni di moviole o microchip, ma semplicemente a partire da intuizioni dei loro protagonisti. Il rovescio bimane che ora rende popolarissimo un certo Rafa Nadal, fu brevettato nel dopoguerra dall'italiano Beppe Merlo, trovando un riscontro importante solo perché Bjorn Borg e Jimmy Connors, 19 tornei del Grande Slam vinti in due, lo fecero proprio e lo estesero alle generazioni future.
Il resto, nel calcio, è contenuto nelle giocate dei campioni, flip-flap l'elastico, l'aurelio e il paso doble sembrano termini già assorbiti dal linguaggio comune, come le "maledette" di Pirlo o Del Piero, traiettorie per sempre letali e ingannevoli, ma senza, appunto, cadute di stile.
22/02/09
18/02/09
Roby Baggio, tanti auguri e troppa nostalgia...
Caro Roby
Sono certo che resterai stupito perché ricordo che oggi è il tuo compleanno. Spesso si pone attenzione sui protagonisti che ancora calcano un campo di calcio e anche se tu da quasi cinque anni non lo fai più io resto sempre ancorato a quella classe che, nella vita e nel calcio, hai sempre mostrato contro avversari e con i compagni, nella gloria e nelle cadute, dolorose, di quelle ginocchia che non ti hanno consentito di andare oltre. Non è difficile pensare che sul calendario di chi è cresciuto nel tuo mito e con le tue gesta, che ha imparato a capire il tuo stile di vita, a volte da Raffaello, spesso da Divin Codino, e qualche volta da Coniglio Bagnato, come soleva chiamarti l'Avvocato, il 18 febbraio sia segnato in rosso come un giorno di festa. Nostalgia? Forse sì, forse troppa perché è sempre più difficile trovare, oggi, un campione trasversale che metta d'accordo sulle polemiche e riesca, per un attimo, a farci capire che, in fondo, stiamo parlando di un gioco e che tale bisogna considerare il calcio, sempre, comunque.Ci mancano le tue parole, il tuo senso di giustizia calcistica che ha convinto un popolo intero ad acclamarti, una volta di più, in Nazionale, la tua vera squadra, quella a cui hai dato il cuore e avresti dato di più se solo l'intramontabile Trap avesse guardato un po' oltre il suo senso pratico. Tu che sei stato capace di dimostrare a Lippi, non ancora ct mondiale, che non sempre la rudezza del tecnico burbero può aiutare a vincere, a mio modo di vedere, plasmandone una seconda personalità, più aperta al confronto e alla critica, che, probabilmente gli è servita per vincere quella Coppa sfuggita a te insieme a quel rigore sulla traversa di Pasadena.Tu che hai detto a Sacchi: “Ma questo è impazzito”, tu che ti sei presentato in sala stampa con quel cappellino che recitava: “Matame si no te sirvo”, tu che ci hai messo la faccia sempre e comunque, tu che hai abbracciato una fede, la tua fede e di nessun altro e che hai pagato il tuo talento nell’epoca del calcio fisico a scapito del genio, salvo poi far cambiare idea a tutti. Tu che hai capito che il calcio è molto più di uno show business e hai lasciato il campo prima di una partita col Parma perché lo spettacolo non può andare avanti di fronte a una vita spezzata, tu che hai compiuto l’ennesimo miracolo tornando dall’ennesimo infortunio al ginocchio. Tu che ci hai fatto innamorare, una volta ancora del calcio, ci manchi e questa volta non c’è tantra che tenga…Auguri Roby
Sono certo che resterai stupito perché ricordo che oggi è il tuo compleanno. Spesso si pone attenzione sui protagonisti che ancora calcano un campo di calcio e anche se tu da quasi cinque anni non lo fai più io resto sempre ancorato a quella classe che, nella vita e nel calcio, hai sempre mostrato contro avversari e con i compagni, nella gloria e nelle cadute, dolorose, di quelle ginocchia che non ti hanno consentito di andare oltre. Non è difficile pensare che sul calendario di chi è cresciuto nel tuo mito e con le tue gesta, che ha imparato a capire il tuo stile di vita, a volte da Raffaello, spesso da Divin Codino, e qualche volta da Coniglio Bagnato, come soleva chiamarti l'Avvocato, il 18 febbraio sia segnato in rosso come un giorno di festa. Nostalgia? Forse sì, forse troppa perché è sempre più difficile trovare, oggi, un campione trasversale che metta d'accordo sulle polemiche e riesca, per un attimo, a farci capire che, in fondo, stiamo parlando di un gioco e che tale bisogna considerare il calcio, sempre, comunque.Ci mancano le tue parole, il tuo senso di giustizia calcistica che ha convinto un popolo intero ad acclamarti, una volta di più, in Nazionale, la tua vera squadra, quella a cui hai dato il cuore e avresti dato di più se solo l'intramontabile Trap avesse guardato un po' oltre il suo senso pratico. Tu che sei stato capace di dimostrare a Lippi, non ancora ct mondiale, che non sempre la rudezza del tecnico burbero può aiutare a vincere, a mio modo di vedere, plasmandone una seconda personalità, più aperta al confronto e alla critica, che, probabilmente gli è servita per vincere quella Coppa sfuggita a te insieme a quel rigore sulla traversa di Pasadena.Tu che hai detto a Sacchi: “Ma questo è impazzito”, tu che ti sei presentato in sala stampa con quel cappellino che recitava: “Matame si no te sirvo”, tu che ci hai messo la faccia sempre e comunque, tu che hai abbracciato una fede, la tua fede e di nessun altro e che hai pagato il tuo talento nell’epoca del calcio fisico a scapito del genio, salvo poi far cambiare idea a tutti. Tu che hai capito che il calcio è molto più di uno show business e hai lasciato il campo prima di una partita col Parma perché lo spettacolo non può andare avanti di fronte a una vita spezzata, tu che hai compiuto l’ennesimo miracolo tornando dall’ennesimo infortunio al ginocchio. Tu che ci hai fatto innamorare, una volta ancora del calcio, ci manchi e questa volta non c’è tantra che tenga…Auguri Roby
14/02/09
CastorDinho o Acchiappasogni, ecco il derby dei soprannomi

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