10/02/08

MORATTI, SCEGLI IL REGALO!

Difficile pensare, ad oggi, di dover rinforzare una squadra che sta dominando in Italia e che in Europa, mai come quest'anno, sta lottando alla pari delle "big". Eppure la formazione andrebbe ritoccata, specie nel reparto avanzato dove le prestazioni di Crespo non sono più quelle sugli standard degli ultimi anni, Adriano difficilmente rientrerà alla base e Suazo è ancora da verificare totalmente. Poste queste premesse è ovvio che Massimo Moratti stia pensando al colpo del centenario, il regalo che tutti, addetti ai lavori e tifosi si aspettano. Se giugno resta la data giusta per portare alla luce del sole la sorpresona, i nomi e le ipotesi si susseguono. Il presidente sta ancora sfogliando la margherita e sembra non ancora aver scelto il regalo. Balotelli e un "cadeau" piovuto dal cielo e il patron nerazzurro mente quando dice che il colpo potrebbe essere il giovane attaccante della Primavera. In realtà, le trattative che porteranno un "big" in nerazzurro sono delicate e per questo andranno per le lunghe. Dicevamo, almeno fino all'inizio dell'estate quando, insieme alla torta, comparirà il pacco regalo.Se il non più celato sogno, avallato anche da Roberto Mancini resta Ronaldinho, in rotta con il Barcellona, Cristiano Ronaldo è competitivo quanto a "oggetto dei desideri". Più percorribili le piste che, invece, portano ad Amauri, che a giugno lascerà sicuramente il Palermo, e a Giuseppe Rossi che tanto bene sta facendo nella Liga con la maglia del Villarreal. Insomma, per Moratti c'è l'imbarazzo della scelta e qualunque sia alla fine il regalo, perché tale, andrà comunque accettato di buon grado.

07/02/08

CIAO ITALIA GUARDA COME MI DIVERTO

Sono lontani i tempi in cui lo staff medico della Nazionale riceveva caterve di certificati e il ct pressioni affinché non spremesse troppo questo o quell'altro giocatore. L'inversione di tendenza, inaugurata dal ciclo di Marcello Lippi, si è confermata con Roberto Donadoni nuovo, legittimo, condottiero azzurro. La maglia dell'Italia ha accresciuto il suo appeal e se, qualcuno, ha deciso di non vestirla più poco importa dal momento che tanti, forse troppi, farebbero carte false per entrare in un gruppo che, a circa 4 mesi dall'Europeo, ha mostrato entusiasmo e voglia di divertirsi. I test non sono più un peso, ma veri e propri banchi di prova nel tentativo di conquistarsi un posto al sole agli occhi del ct, nessuno si risparmia, né tira indietro la gamba. In ballo ci sono il prestigio e l'onore della Nazionale campione del mondo e la credibilità del calcio italiano e dei suoi giocatori.Nuovi stimoli utilizzati sapientemente dal ct per ricreare un gruppo vincente, con rinnovate ambizioni. La prova che il tecnico ha saputo allargare la famiglia azzurra a partire dallo zoccolo duro del team di Lippi la si è avuta non solo nelle ultime fasi delle qualificazioni, ma, soprattutto nell'ultima amichevole disputata contro il Portogallo. Ambrosini ha palesemente detto di impegnarsi semplicemente per il divertimento che prova a giocare nel grppo, Amelia ha ringraziato Donadoni per la possibilità concessagli, gli urli di gioia di Quagliarella, la voglia di segnare di Toni, la stima che i compagni ripongono in Pirlo, l'autorevolezza di Cannavaro sono tutti segnali che il gruppo si sta cementando in vista dell'ennesima impresa: la conquista dell'Europa.

05/02/08

OSVALDO E ROSSI, GEMELLI DIVERSI

Cosa dire se non valutare come patrimonio inestimabile i tesori che l'Italia ha la fortuna di avere. Scovati troppo spesso tardi dalle grandi squadre dedite a guardare oltre l'orizzonte che delimita quel serbatoio di talenti che appare sconosciuto. Tutti si intendono di enfant prodige brasiliani, argentini, messicani, tralasciando colpevolmente quanti nel calcio nostrano potrebbero fare la differenza. Giovinco, tanto per citarne uno, Balotelli è l'ultimo conosciuto in ordine di tempo. Due potenziali campioni nelle mani di Juve (proprietaria del cartellino) e Inter. Diversa la storia di chi, invece, ha dovuto emigrare percorrendo in un senso e nell'altro la rotta che li sta consacrando al grande calcio. Giuseppe Rossi è andato via non ancora maggiorenne diventando gioiellino nel Manchester di un certo Sir Alex Ferguson, confermatosi giocatore di livello nel Parma, conquistador nella Liga con la maglia del Villarreal eppure l'Italia lo ha indirettamente ripudiato non riscattando quel cartellino che ora vale tre volte tanto. Lo stesso Paese che, contrariamente, ha conosciuto e adottato Pablo Daniel Osvaldo, astro nascente argentino, naturalizzato italiano, pronto a fare le fortune della Fiorentina che ha visto lungo e lo ha riposto in una campana di vetro in attesa che il fiore del suo talento sbocci definitivamente. Destini diversi, storie parallele e di segno opposto. Non è un caso che entrambi abbiano segnato con la Under di Casiraghi, inaugurando una potenziale e nuovissima coppia di gemelli del gol, così lontani nelle origini, eppure tanto simili nel talento.

04/02/08

SOLO ROMETTA CON LE PICCOLE

Il dna dei campioni, di una squadra potenzialmente in grado di vincere delle competizioni porta con sé un cromosoma che ne determina i successi: la mentalità vincente. Si dice, spesso, che le cartine tornasole di una compagine in grado di fare la differenza rispetto alle altre sono i risultati che riesce a collezionare con le piccole, quando gli stimoli sono pochi e la fame di vittoria di chi cerca un risultato di prestigio certamente superiore. La pecca del campionato, comunque ottimo della Roma, sta in questo: crolli improvvisi quando si affrontano squadre di media o bassa classifica. E' successo, spesso in Toscana, dove la Roma ha raccolto due pareggi con Empoli e Livorno, è capitato in casa con il Napoli, in un pirotecnico 4-4, ma anche a Torino i giallorossi non sono riusciti a imporsi.I punti persi, in totale, in queste gare sono otto, come le lunghezze di distacco da quell'Inter che solo una settimana fa sembrava raggiungibile e che, improvvisamente, è tornata a essere un puntino lontano all'orizzonte. Ad inquadrare perfettamente la situazione della Roma è stato lo stesso Luciano Spalletti che ha ridimensionato, pubblicamente, sogni e ambizioni giallorosse. Secondo il tecnico la squadra non avrebbe ancora acquisito quella mentalità vincente che contraddistingue le grandissime di ogni campionato. L'ulteriore banco di prova arriva a pennello: con la Reggina bisognerà invertire questa tendenza.

03/02/08

PUNTI DI VISTA AZZURRI

Qualcuno, forse, si aspettava altri nomi, o meglio, scelte diverse in virtù di quello che sta esprimendo il campionato e, invece, Roberto Donadoni è sembrato, anche questa volta, andare controcorrente rispetto alle indicazioni delle ultime giornate. Per meritarsi l'azzurro, è vero, occorrono più che un paio di prestazioni positive con la propria maglia, ma il ct, in questa circostanza, se da una parte ha premiato la stagione, eccellente, di Marco Borriello, ha ancora glissato sulla rinascita di Antonio Cassano e su un Alex Del Piero in netta crescita. Non ci saranno dunque, insieme al confermatissimo Di Natale, i due fantasisti che avrebbero contribuito ad accrescere il tasso qualitativo dell'Italia nella sfida con il Portogallo, ma che sarebbero risultati meno utili e duttili di un Raffaele Palladino, ipotetico quarto uomo di centrocampo. Imprescindibile, invece, il "bavarese" Luca Toni, mentre Quagliarella godrà di una nuova chance in azzurro. Tra gli altri, torna Grosso in difesa, mentre a centrocampo Donadoni punta, oltre che sui collaudati Ambrosini, Pirlo, Gattuso e De Rossi, anche su Aquilani rientrato da poco dall'infortunio. La sorpresa sembra Semioli, già titolare con il ct nella gara di qualificazione a Euro 2008 in terra di Francia. Con Buffon alle prese con l'infortunio, Amelia e De Sanctis si giocheranno una maglia da titolare, per buona pace di Toldo che voci avevano ipotizzato nuovamente in azzurro.

LAVEZZI, PIU' LO MANDI GIU'...

Scomodare paragoni illustri non è il caso, ma parlare di un nuovo idolo pronto ad infiammare le folle sotto il Vesuvio sembra il modo più adeguato per celebrare le prodezze di Ezequiel Lavezzi, presentato come nuovo Maradona, travolgente nelle sue prime apparizioni con la maglia azzurra, messo nel dimenticatoio a causa di 76 lunghissimi giorni d'astinenza dal gol, giudice unico e implacabile pronto a benedire nuovi campioni o a bocciare come flop acquisti costosi e azzardati. Qualcuno vorrebbe dei gol in più dal "loco" di Rosario per assurgere a quel ruolo di trascinatore che il blasone passato e potenzialmente futuro del Napoli richiede. Non è così perché la formazione di Reja si è aggrappata al suo fenomeno. L'argentino, come ogni genio calcistico, si è caricato la squadra sulle spalle nel momento del bisogno: la standing ovation riservata dal pubblico del San Paolo al suo talento più puro, la dice lunga sull'importanza di questo calciatore per il destino partenopeo. E pensare che, per un attimo, Lavezzi aveva detto basta con il calcio giocato preferendo lavorare come elettricista con i fratelli. E invece la "scossa" se l'è portata dietro, nel suo dribbling esplosivo, nei guizzi che lasciano immobili gli avversari. I gol, quelli, forse, arriveranno con il tempo in maniera più continua. In fondo a 22 anni si può ancora migliorare, ma a Napoli, città e squadra, senza volere per forza rivivere il mito del Diego che fu, per il momento può anche bastare.

02/02/08

MANO DE DIOS, NESSUN PENTIMENTO

Aveva fatto certamente scalpore la "conversione" per un gesto mai ripudiato e di cui è sempre andato orgoglioso. Una confessione fasulla, o meglio, la cui traduzione è stata interpretata a uso, consumo e piacere della stampa inglese nel tentativo di redimere dal peccato Diego Armando Maradona e di far emergere la verità come torto subito dall'Inghilterra. E invece il pentimento non c'è stato, colpa di una traduzione poco rispondente alla realtà delle dichiarazioni e che ha fatto infuriare l'ex Pibe de Oro il quale ha affermato a una radio argentina come il contenuto dell'intervista pubblicata sul "Sun" sia stato travisato. La versione definitiva sulla "Mano de Dios", il gol così ribattezzato perché segnato da Maradona che beffò Shilton con la mano durante i quarti di finale a Messico '86 nella gara che vide la sconfitta dell'Inghilterra per 2-1 da parte della nazionale albiceleste, è stata data.Maradona avrebbe dichiarato soltanto come non si potesse cambiare il corso degli eventi ormai passati, ma mai avrebbe ripudiato quel gesto diventato così celebre nella storia del calcio. Dunque, nessuna scusa pubblica da parte dell'ex stella argentina, la "Mano de Dios" ha preservato il suo fascino vissuto per oltre vent'anni tra sberleffo, furbizia e, soprattutto, rancore britannico.