Visualizzazione post con etichetta bayern monaco. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta bayern monaco. Mostra tutti i post

19/10/15

Nella testa di Pep, così gioca il Bayern di Guardiola (Incontro con Oscar Cano)

Incontro con Oscar Cano, allenatore spagnolo e autore del libro "Il gioco di posizione del Barcellona". L'idea che sta alla base della filosofia di Pep: "Conduzione della palla, liberare linee di passaggio e avere giocatori che pensino il gioco. Perché una partita di calcio è un sistema vivo". Principi trasportati con successo anche in Germania

LEGGI L'ARTICOLO SU Skysporthd.it

27/03/14

Il Bayern "liquido", la versione tedesca del Tiki Taka Guardiolista



Dicevano che non avrebbe potuto riproporre il suo gioco al Bayern, dicevano che non avrebbe potuto fare meglio di Jupp Heynckes, autore del triplete in salsa bavarese. Pep Gurdiola non solo ha vinto, lo ha fatto anche meglio del suo predecessore. E non è un dato puramente statistico che resterà nella storia del calcio tedesco perché mai nessuno era riuscito ad aggiudicarsi il Meisterschale a Marzo.

Pep ha vinto da un punto di vista filosofico, soppiantando il concetto di Superuomo tipicamente tedesco e teorizzato da Nietzsche, qui profanamente declinato in senso calcistico secondo cui il campione fa la differenza, sempre e comunque.

Pep ha trasformato il Bayern solido di Heynckes, fortissimo, insuperabile, cinico, tosto più che bello a vedersi, in un Bayern liquido dove cadono i luoghi comuni e le idee prestabilite del calcio come i muscoli, il fisico, gli specialisti, la fase difensiva distinta da quella offensiva. Tutto si perde nel flusso del gioco dove i primi difensori sono gli attaccanti e Ribery, Robben, Goetze o Muller rincorrono l'avversario nell'ottica di una riconquista immediata del pallone.

Un concetto moderno e rivoluzionario dove Neuer è un portiere attivo nell’azione, Boateng e Dante si allargano per diventare terzini che impostano. Thiago Alcantara si abbassa sulla linea di difesa e costruisce una manovra che attrae l'avversario in zona palla e che finisce per stanarlo con Alaba o Lahm dal lato scoperto. Mandzukic o Pizarro sono le varianti impazzite, e non la normalità, di un gioco che si sviluppa in ampiezza e non prevede il cross in area a tutti costi, ma un passaggio per Kroos che chiude l'azione dentro i sedici metri.

Una rottura con gli schemi di un passato piuttosto recente, un Bayern con una filosofia tutta nuova come quella della Modernità Liquida ipotizzata da Zygmund Bauman dove schemi precostituiti rendono tutto troppo prevedibile. Il nuovo Bayern di Guardiola, invece,  è una squadra che dissimula, sembra una cosa e fa il contrario, comunque vince.

LA FOTOGALLERY DEL BAYERN CAMPIONE

18/05/12

Di Matteo alle origini: da Paglieta alla finale di Champions


Viaggio nella terra dalla quale i genitori dell'allenatore del Chelsea partirono per garantirsi un futuro. Da quando "Robbie" allena i Blues, il piccolo centro abruzzese è "colonia" britannica. Tutto il paese tiferà in finale per la squadra di Abramovich

Roberto Di Matteo è un figlio di emigranti. Negli anni '60 papà Fiorindo e mamma Gianna sono partiti da Paglieta, in Abruzzo, alla volta di Sciaffusa, in Svizzera, per trovare lavoro e concedere al figlio la possibilità di coronare il suo sogno: giocare al calcio. Sciaffusa, Zurigo, Aarau, finalmente il ritorno in Italia alla Lazio, poi la conclusione della carriera al Chelsea. Le vacanze trascorse nel paese d'origine sono freqenti durante l'adolescenza. Gli amici e i tornei di calcetto condiscono le sue serate estive. Da quando allena i Blues Paglieta è diventata una piccola "colonia" britannica in cui tutti, compreso il sindaco, tifano per il club di Abramovich e sperano nel successo in Champions League nella finale contro il Bayern. GUARDA IL VIDEO SU Sky.it

26/04/12

Bayern-Chelsea, una finale legittima. La vittoria del coraggio sull'ostinazione


Non strabuzzino gli occhi, non gridino allo scandalo. Non mettano davanti la bellezza, o presunta tale, del gioco, non dicano più che il Barca o il Real "sembrano poterti fare del male in qualsiasi momento della partita". Sensazioni, nulla più, che non contano niente perché questa Champions, questo epilogo, questo Bayern e questo Chelsea sono entusiasmanti proprio perché la finale di Monaco non sarà nulla di quanto previsto. E' la svisatura che dà valore a un assolo, la voce urlata contro il vento di chi credeva che il successo in queste due semifinali fosse predeterminato dall'appartenenza a un certo rango, quello dei marziani o dei galacticos.

Quanto è accaduto nelle due nottate spagnole, per una volta, e una sola, accomuna Barcellona e Real Madrid. La sconfitta dell'ostinazione e la vittoria del coraggio. Quello che ha avuto il Chelsea al Camp Nou una volta rimasto in dieci e andato sotto di due reti, lo stesso che il Bayern ha mostrato subendo gli schiaffi durissimi degli uomini di Mourinho prima di rimettersi in carreggiata e dominare il secondo tempo per poi finire l'avversario nell'agonia della lotteria dei rigori. E' stata la vittoria dell'umiltà sulla superbia: Di Matteo ha avuto la consapevolezza di dover utilizzare al meglio i mezzi a propria disposizione a costo di penalizzare qualche singolo (Drogba nel doppio ruolo di terzino-attaccante), sacrificato sull'altare dell'importanza del collettivo. Il pur ottimo Guardiola non ha avuto la scintilla per correggere, aggiustare, una filosofia di gioco, quella del tiki-taka che se esasperata diventa parodia di se stessa. Nel calcio occorre metterla dentro, anche con un po' di fortuna, questo resta lo scopo.

E' stata la vittoria di chi porta cicatrici profonde, come quella scavata sul volto di Ribery, meno decisivo al Bernabeu ma preziosissimo nel match d'andata, o quella finalmente rimarginatasi nel cuore di Drogba, dopo la scandalosa eliminazione del 2009 proprio per mano blaugrana. E' stata l'apologia della solidità fisica, che Chelsea e Bayern hanno dimostrato di possedere in maniera nettamente superiore a Barcellona e Real, ingrediente necessario per supportare la tecnica. E' stato il successo di un modo diverso di interpretare il gioco, che come la vita o l'arte può essere opinabile ma non per questo meno efficace. Molto è stato deciso dalle scelte di Di Matteo e di Heynckes di andare a conquistare gli spazi, dunque i gol, alle spalle degli avversari evitando il muro contro muro.

Ce l'ha fatta chi doveva ribaltare il pronostico, chi era considerato più debole. In fondo ognuno ha un piccolo Davide dentro di se e combatte contro il suo gigante Golia. Per questo Bayern-Chelsea è una finale legittima, meno Clasica, magari più bella.