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07/04/10

Ninis, il Garrincha d'Albania che ha scelto la Grecia


Se avesse seguito la strada dei suoi antenati, oggi, staremmo a litigare sulla naturalizzazione italiana di Sotiris Ninis, la stella più promettente del calcio greco. E sì perché l'ala del Panathinaikos è nata a Himara, in Albania, da dove, nel medioevo, partirono i coloni che fondarono la comunità Arbëreshë più popolosa della Sicilia dando vita al centro di Piana degli Albanesi, piccolo paese di oltre 6.000 anime che dista appena 24 Km da Palermo. E invece, a godere dei benefici e del talento di questa sorta di Garrincha del Pireo sarà la nazionale allenata da Otto Rehagel.

Sotiris fa parte della ristretta cerchia dei pezzi da ’90 e non solo perché è nato il 3 aprile di quell’anno ma soprattutto per le sue abilità mostrate sin da giovanissimo, notate dal Panathinaikos che non ci ha pensato due volte a fargli firmare un contratto quinquennale a soli 16 anni. Fiducia ripagata sin dall’esordio, nel 2006, contro l’Egaleo, match nel quale fu eletto Mvp. Il gol nella sfida contro gli odiati rivali dell’Aek Atene gli ha aperto le porte dell’Olimpo calcistico di quello che di lì a poco scelse come suo Paese.Convocato dall’Under 21 dell’Albania, Ninis respinse la chiamata decidendo, di fatto, con quale Nazionale avrebbe preferito giocare. Una scelta che suscitò non poche polemiche alla luce della rivalità, non solo calcistica, tra Grecia e Albania. La pressione altissima derivata, tra le altre cose, anche da questa presa di posizione e le aspettative crescenti nei suoi confronti gli valsero inevitabilmente un periodo di involuzione che lo riportò a giocare nella squadra giovanile.


L’occhio attento di Rehagel da una parte e l’arrivo di Henk Ten Cate sulla panchina del Panathinaikos è stato un elisir che Ninis non si è lasciato sfuggire. E’ stato nominato vice capitano della sua squadra e continua a stupire. Il suo fisico compatto gli permette di essere rapido ed elegante in ogni giocata, sia nello spazio breve che in allungo e spesso è risolutivo nel dispensare assist (e la Roma in Europa League ne sa qualcosa ndr). La classe è cristallina, il prezzo è accessibile: 10 milioni per portarlo via da Atene. Al Mondiale la Grecia potrà rivestire un ruolo da outsider e Ninis mostrare al mondo tutto il suo talento.



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Un filo sottile unisce le loro carriere, un cognome che in Germania richiama la storia dei tempi migliori, quando la nazionale tedesca era una corazzata invincibile e il solo fatto di affrontarla presupponeva un'impresa epica per batterla. Thomas Muller come Gerd Muller, il passato che ritorna dopo aver scavallato generazioni intere. Monaco di Baviera il luogo comune in cui affermarsi, il Bayern la squadra nella quale l'uno, Gerd, ha ottenuto tutti i record possibili e immaginabili e l'altro, Thomas, spera di emulare le gesta del suo omonimo. Perché il ruolo è lo stesso, attaccante, ma il mondo è diverso e non solo perché Thomas è nato a un paio di mesi dalla caduta del muro di Berlino.

Sono passati 36 anni da quando "Der Bomber" infilò la porta dell'Olanda nella finale che regalò il secondo titolo mondiale ai tedeschi all'Olympiastadion di Monaco. All’epoca la tv a colori era appannaggio di pochi, in Germania, di nessuno in Italia.




Il calcio è cambiato tanto, nelle regole, nella preparazione, nella velocità eppure guardando giocare Thomas Muller le pellicole sbiadite e in bianco e nero sembrano riprendere colore. Le somiglianze sono troppe, tante, se non nel fisico, certamente nel ruolo (attaccanti di rapina entrambi) e in quel numero che sembra definire un trait d'union indelebile tra i due: il 13, maglia con cui Gerd vinse la coppa del Mondo del '74 e il titolo di capocannoniere nel '70 (due gol agli azzurri nella mitica Italia-Germania 4-3), e giorno di nascita di Thomas.



Un predestinato, se non fosse che i numeri fatti registrare dal leggendario Muller sembrino irraggiungibili nel calcio moderno: 398 gol con la maglia del Bayern, 68 in nazionale e 69 nelle coppe europee con la squadra di club. Thomas ha dalla sua parte l'età: è un classe '89, gode della stima dell’ambiente Bayern e in nazionale ha già esordito. I Mondiali? Troppo presto, forse, per esserne un protagonista assoluto. L'esordio con la maglia della Germania lo ha reso celebre, al pubblico del resto del mondo, più per il fastidio provato da Diego Maradona nel sedergli accanto nell'insolita conferenza stampa doppia dopo la recente sfida Germania-Argentina. In futuro, però, anche il Pibe de Oro potrebbe ricredersi…