L'incursione è tipica delle sue migliori giocate, niente fronzoli, dritto al dunque: un'uscita da lasciare spiazzati, come un tiro ad effetto che l'effetto, invece, lo ha fatto su tutti. Un flash back che riporta ai tempi delle cassanate. No, questa volta non è così: la maturità di Antonio Cassano è diversa, la risolutezza identica, ma lo sfogo, legittimo o esagerato, fa parte di un carattere da leader che ha aiutato la Samp a diventare, almeno in questo scorcio di campionato, grande.
Il giudizio è quasi unanime, la sentenza di assoluzione rimbomba dalla piazza virtuale. Il presunto ricatto di cui si parla in Sampdoria forum free, ad ogni nuovo click è presto trasformato in invettiva contro chi, come dice Alexjo da Armatablucerchiata "ha mugugnato nei confronti di Antonio". dimenticando che "siamo secondi e abbiamo in squadra un campione".
La critica nasce da un pregiudizio, scovato, svelato e rispedito al mittente di chi aveva pensato, ancor prima di essere a Marassi, che Cassano non avrebbe affondato contro la squadra della sua città. "Ora siccome Cassano è di Bari, contro il Bari gioca male, roba da matti, ma come si fa a scrivere queste c...?", chiede su Gradinata Sud, Livornoblucerchiata. La delusione, per il comportamento di quella minoranza, è tale da insinuare in Ai il pensiero di non andare più allo stadio: "Io non ho più voglia di sentire per 90 minuti 'che schifo', 'siamo grammi', 'cassano deficiente' e altre belle cose". La tempeeatura nell'ambiente è alta e c'è chi s'intrufola per sdrammatizzare: "Non fate incavolare Antonio mica che magari se ne va all'Inter, certo se venisse da noi...", dice sellas, palesemente juventino. Insomma, il vento, blucerchiato e non, spira tutto dalla parte di Cassano. La paura di perdere il reuccio di Bari vecchia è forte, il veleno scomparirà alla prossima giocata alla nutella: un applauso, un inchino e un amore ritrovato.
Non esistono formazioni, né partite, né punteggi, ormai succede tutto solo alla televisione e alla radio...
03/11/09
28/10/09
Lo stile Milan e la Zona Cesarini
Lo aveva detto Leonardo in tempi non sospetti, quando il Milan non era in grado di vincere neppure un'amichevole in pre-campionato. "Stiamo provando diverse soluzioni", la ricerca di un gioco, di un'identità di squadra è la base su cui va costruito un progetto: solide fondamenta che permettano di non cedere neanche nei momenti più difficili. Capita, a volte, che le soluzioni non siano neppure volutamente cercate, chiamate, ma si parino di fronte per una combinazione assai poco prevedibile, frutto di un cromosoma sconosciuto nel Dna di una squadra che, negli anni, ha mostrato tutt'altre sembianze.
Della serie "Die Hard" e del motto "Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare", il Milan ha fuso le due cose in un'unico marchio di fabbrica coniato nelle prime nove giornate di campionato e nelle tre di Champions League: vittoria nel secondo tempo, preferibilmente in rimonta. Insomma come se il propellente di questa squadra fosse il coltello nella piaga e l'obiettivo finale una ferita da rimarginare.
I numeri dicono che se il Milan avesse giocato soltanto le riprese di questo scorcio di stagione avrebbe 18 punti e sarebbe appaiato alla Juventus e molto più vicino all'Inter. Per intenderci: all'attuale classifica (15 punti, tutti ottenuti dopo l'intervallo), la formazione di Leonardo ne aggiungerebbe uno della gara persa con l'Udinese, ma nel primo tempo (la ripresa finì 0-0) e altri due frutto della virtuale vittoria nel secondo tempo contro l'Atalanta (gara conclusasi 1-1). Anche la situazione in Champions sarebbe migliore: alle due vittorie con Marsiglia e Real, si sommerebbe il punto dei secondi 45' con lo Zurigo e la classifica consentirebbe ai rossoneri di dormire sonni ancora più tranquilli.
La storia del calcio ci ha consegnato un modo di dire, forse in disuso, ma che fotografa bene la questione: la "zona Cesarini" per indicare le fasi finali di una gara durante le quali l'italo-argentino della Juventus Renato Cesarini era solito decidere gli incontri. Un vero e proprio marchio di fabbrica, proprio come quello impresso da Leonardo sul gioco del Milan.
Della serie "Die Hard" e del motto "Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare", il Milan ha fuso le due cose in un'unico marchio di fabbrica coniato nelle prime nove giornate di campionato e nelle tre di Champions League: vittoria nel secondo tempo, preferibilmente in rimonta. Insomma come se il propellente di questa squadra fosse il coltello nella piaga e l'obiettivo finale una ferita da rimarginare.
I numeri dicono che se il Milan avesse giocato soltanto le riprese di questo scorcio di stagione avrebbe 18 punti e sarebbe appaiato alla Juventus e molto più vicino all'Inter. Per intenderci: all'attuale classifica (15 punti, tutti ottenuti dopo l'intervallo), la formazione di Leonardo ne aggiungerebbe uno della gara persa con l'Udinese, ma nel primo tempo (la ripresa finì 0-0) e altri due frutto della virtuale vittoria nel secondo tempo contro l'Atalanta (gara conclusasi 1-1). Anche la situazione in Champions sarebbe migliore: alle due vittorie con Marsiglia e Real, si sommerebbe il punto dei secondi 45' con lo Zurigo e la classifica consentirebbe ai rossoneri di dormire sonni ancora più tranquilli.
La storia del calcio ci ha consegnato un modo di dire, forse in disuso, ma che fotografa bene la questione: la "zona Cesarini" per indicare le fasi finali di una gara durante le quali l'italo-argentino della Juventus Renato Cesarini era solito decidere gli incontri. Un vero e proprio marchio di fabbrica, proprio come quello impresso da Leonardo sul gioco del Milan.
22/10/09
Il Galacticidio & Leonardo, o Superbia contro Umiltà
Per capire, basta partire dai giornali. "Tornano i vecchi fantasmi" per il Real Madrid neogalactico, da anni incapace di arrivare alle fasi finali della Champions e battuto in casa dal "peggior Milan degli ultimi anni": lo scriveva, nel dopo partita, l'edizione on line del quotidiano sportivo Marca.
"Il Real Madrid resuscita il Milan" titola invece As. Per l'altro grande giornale sportivo di Madrid "l'arbitraggio è stato nefasto: è stato negato un rigore su Benzema, e annullato un gol valido agli italiani". L'edizione on line del catalano Mundo Deportivo titola "Galacticidio" e rileva che il Milan ha battuto il Real "con un'ultima mezzora di prima classe". Infine per El Pais "Il Madrid ringiovanisce il Milan", e sottolinea che i rossoneri hanno approfittato della debolezza della squadra di Pellegrini per espugnare il Bernabeu.
A Madrid, dunque, è stata la notte di Leonardo e il brasiliano usa aggettivi mai sentiti da lui per descrivere la vittoria sul Real. "Abbiamo fatto qualcosa di incredibile, di enorme", dice senza alzare il tono della voce. "E' il Milan che volevo sin dall'inizio della stagione, con tutti gli uomini di qualità in campo - spiega l'allenatore rossonero -. Dopo il fischio finale della partita vinta con la Roma, ho detto: ecco quello che voglio, e la società ha appoggiato la mia scelta...".
L'adrenalina per l'epica vittoria è ancora in corpo, le immagini del gol di Pato passano come flash back nella mente. Ma allora vuoi vedere che è arrivato il momento della svolta? Baratro o El Dorado, senza mezze misure, di mediocrità ce n'è stata fin troppa, era il bivio che la squadra, Leonardo e la società avevano di fronte. Il rischio di prendere la direzione sbagliata era altissimo al cospetto di un Real che ha già saputo ferire il Milan in sede di campagna acquisti. L'addio di Kakà, gioco e motivazioni sbiadite, le difficoltà in campionato e alla seconda di Champions, avevano solleticato la fantasia dei bookmakers e ingolosito lo "sborone" Manuel Pellegrini che andando troppo oltre le canoniche frasi di circostanza aveva preannunciato e pregustato una goleada dei suoi.
Peccato, anzi peccati, i 7 e per di più capitali commessi dal candido imputato Real. Superbia, Avarizia, Lussuria, Invidia, Gola, Ira e Accidia: colpevole per tutti. Questa volta ha pagato il "low profile" di Mourinhana memoria, una sorta di elaborazione moderna del concetto di "umiltè" che il vate di Fusignano, il buon Arrigo Sacchi inculcò a un Milan che seppe già fare male al Real. Una qualità che da due partite a questa parte i rossoneri e Leonardo hanno ritrovato raschiando il barile alla ricerca della nuova scintilla che riaccendesse il motore.
Bene, benissimo: corsa, quantità, spirito di sacrificio, disponibilità al gioco di squadra anche delle stelle più blasonate (Ronaldinho su tutti), sono le qualità che hanno pagato e che stridono con i proclami di inizio stagione sulle sopravvalutate possibilità di una squadra che non può vivere di luce riflessa ma che deve tentare di costruire i successi con fatica e sudore, con quella "straordineria umiltè" che, allora, segnò l'inizio di una nuova epoca.
"Il Real Madrid resuscita il Milan" titola invece As. Per l'altro grande giornale sportivo di Madrid "l'arbitraggio è stato nefasto: è stato negato un rigore su Benzema, e annullato un gol valido agli italiani". L'edizione on line del catalano Mundo Deportivo titola "Galacticidio" e rileva che il Milan ha battuto il Real "con un'ultima mezzora di prima classe". Infine per El Pais "Il Madrid ringiovanisce il Milan", e sottolinea che i rossoneri hanno approfittato della debolezza della squadra di Pellegrini per espugnare il Bernabeu.
A Madrid, dunque, è stata la notte di Leonardo e il brasiliano usa aggettivi mai sentiti da lui per descrivere la vittoria sul Real. "Abbiamo fatto qualcosa di incredibile, di enorme", dice senza alzare il tono della voce. "E' il Milan che volevo sin dall'inizio della stagione, con tutti gli uomini di qualità in campo - spiega l'allenatore rossonero -. Dopo il fischio finale della partita vinta con la Roma, ho detto: ecco quello che voglio, e la società ha appoggiato la mia scelta...".
L'adrenalina per l'epica vittoria è ancora in corpo, le immagini del gol di Pato passano come flash back nella mente. Ma allora vuoi vedere che è arrivato il momento della svolta? Baratro o El Dorado, senza mezze misure, di mediocrità ce n'è stata fin troppa, era il bivio che la squadra, Leonardo e la società avevano di fronte. Il rischio di prendere la direzione sbagliata era altissimo al cospetto di un Real che ha già saputo ferire il Milan in sede di campagna acquisti. L'addio di Kakà, gioco e motivazioni sbiadite, le difficoltà in campionato e alla seconda di Champions, avevano solleticato la fantasia dei bookmakers e ingolosito lo "sborone" Manuel Pellegrini che andando troppo oltre le canoniche frasi di circostanza aveva preannunciato e pregustato una goleada dei suoi.
Peccato, anzi peccati, i 7 e per di più capitali commessi dal candido imputato Real. Superbia, Avarizia, Lussuria, Invidia, Gola, Ira e Accidia: colpevole per tutti. Questa volta ha pagato il "low profile" di Mourinhana memoria, una sorta di elaborazione moderna del concetto di "umiltè" che il vate di Fusignano, il buon Arrigo Sacchi inculcò a un Milan che seppe già fare male al Real. Una qualità che da due partite a questa parte i rossoneri e Leonardo hanno ritrovato raschiando il barile alla ricerca della nuova scintilla che riaccendesse il motore.
Bene, benissimo: corsa, quantità, spirito di sacrificio, disponibilità al gioco di squadra anche delle stelle più blasonate (Ronaldinho su tutti), sono le qualità che hanno pagato e che stridono con i proclami di inizio stagione sulle sopravvalutate possibilità di una squadra che non può vivere di luce riflessa ma che deve tentare di costruire i successi con fatica e sudore, con quella "straordineria umiltè" che, allora, segnò l'inizio di una nuova epoca.
30/08/09
Stipendi da campioni, mentalità da dilettanti
E pensare che ci avevo anche creduto, a un certo punto, in questo Milan. Avevo voglia di dare fiducia a Leonardo perché non si può giudicare qualcuno, mai nella vita, se non lo si mette alla prova. Non è una bocciatura definitiva, ma quasi, il derby con l'Inter ha mostrato le pecche di una squadra che, al di là dei giocatori più o meno spremuti, oltre il modulo a 1-2-3 punte, col trequartista, senza portiere e chi più ne ha più ne metta, mi ha scioccato per come abbia perso, in così poco tempo, una mentalità vincente che l'ha contraddistinta anche nelle difficoltà, nei momenti bui e che è stato il motore per conquistare i piccoli obiettivi, Champions del 2007 a parte, che il club si era prefissato.
Una gara si può perdere, certo, perché l'avversario è superiore (e l'Inter lo è nettamente), ma c'è una dignità che va conservata anche nella sconfitta. Premettendo che la squadra di Mourinho avrebbe vinto lo stesso, magari anche con uguale punteggio, una formazione non può dare quella parvenza di dilettantismo che è emersa in tutta la sua cruda realtà nel derby. Un allenatore addormentato in panchina, giocatori stravaccati e poco attenti alle vicende dei compagni in campo. No, questo no, non lo si può ammettere se gli stipendi sono da campioni e la mentalità è da dilettanti.
Gattuso infortunatosi dopo 20' andava sostituito subito o comunque il tecnico avrebbe fatto bene a fare scaldare qualcuno immediatamente per avere la soluzione pronta. Qualsiasi allenatore dalla terza categoria in su avrebbe fatto ciò. Vedere Seedorf in quelle condizioni è stato imbarazzante, alla fine, comunque sia, anche i dettagli fanno la differenza, quelli che studia Mourinho, che non ha paura di schierare l'ultimo arrivato, mentre Leonardo sbaglia i cambi tenendo un Ronaldinho inguardabile, togliendo Borriello, l'unico in grado di fare salire la squadra.
Lo stato confusionale, di tutti: tecnico, giocatori e società è evidente. Tempo per recuperare, non i punti dall'Inter, che alla fine saranno almeno 20, ma la dignità perdutà c'è a patto che ognuno si passi una mano sulla coscienza.
Una gara si può perdere, certo, perché l'avversario è superiore (e l'Inter lo è nettamente), ma c'è una dignità che va conservata anche nella sconfitta. Premettendo che la squadra di Mourinho avrebbe vinto lo stesso, magari anche con uguale punteggio, una formazione non può dare quella parvenza di dilettantismo che è emersa in tutta la sua cruda realtà nel derby. Un allenatore addormentato in panchina, giocatori stravaccati e poco attenti alle vicende dei compagni in campo. No, questo no, non lo si può ammettere se gli stipendi sono da campioni e la mentalità è da dilettanti.
Gattuso infortunatosi dopo 20' andava sostituito subito o comunque il tecnico avrebbe fatto bene a fare scaldare qualcuno immediatamente per avere la soluzione pronta. Qualsiasi allenatore dalla terza categoria in su avrebbe fatto ciò. Vedere Seedorf in quelle condizioni è stato imbarazzante, alla fine, comunque sia, anche i dettagli fanno la differenza, quelli che studia Mourinho, che non ha paura di schierare l'ultimo arrivato, mentre Leonardo sbaglia i cambi tenendo un Ronaldinho inguardabile, togliendo Borriello, l'unico in grado di fare salire la squadra.
Lo stato confusionale, di tutti: tecnico, giocatori e società è evidente. Tempo per recuperare, non i punti dall'Inter, che alla fine saranno almeno 20, ma la dignità perdutà c'è a patto che ognuno si passi una mano sulla coscienza.
18/08/09
Calcio d'agosto, calcio di sera: indovina chi viene a cena?

Di nomi se ne sono fatti fin troppi, di trattative ne abbiamo viste a iosa, alla fine, ciò che conta è chi farà parlare di sé, firmando imprese, segnando gol, mettendoci la faccia e pure il cognome. La formazione ideale, per una squadra sopra le righe, è presto fatta. Se per la porta potremmo affidarci ai consigli bizzarri di un amico che ci invita a guardalben il portiere, in difesa occorre fare cuadrado e costituire un pacchetto arretrato che preveda un perticone abile sulle palle alte, ma anche un terzino di potenza che garantisca spinta sulle fasce e tiri fuori i canini in fase di copertura. Se materazzi, ultimamente, sembra troppo morbido in marcatura e se natali è sempre troppo in vena di regali, il sole estivo, con i suoi raggi, potrebbe accendere l’idea. In spiaggia, seduti attorno a una moretti, la soluzione illuminante è quella di affidarsi alla provvidenza: santon-santacroce, la coppia ideale.Per costruire un centrocampo che permetta almeno di arrivare terzi occorre pazienza. Non serve un calciatore modesto, ma qualcuno che abbia grande esperienza: matuzalem potrebbe andare bene. Accanto al regista che cuce il gioco e spesso fatica a correre, va da sé, bisogna acquistare qualcuno che galloppa. Pastore tedesco non saranno mastini e nemmeno gobbi, perché giocano nel Palermo, ma sanno il fatto loro. Affidarsi a datolo e a bertolo potrebbe risultare sconveniente. Sarebbe come schierare Brontolo e Pisolo, pagare dazio dal punto di vista fisico e sentirsi dare dei pirlo. Per trovare la gloria e sentire dai posteri l’ardua sentenza, manzoni è la scelta obbligata.Per dare un po’ di pepe a un attacco che dovrà essere prolifico, al posto dei soliti noti, una secchiata d’acquafresca con ragatzu ben plasmati è la ricetta giusta. Rischioso puntare su cavalli pazzini che potrebbero sfuggire al controllo del tecnico o su attaccanti bellucci pronti a finire sulle copertine patinate dei rotocalchi di gossip. Mascara è il trucco per non sbagliare, d’altronde vincere il campionato è come raggiungere l’ultimo piano di un palacio molto alto. Alla fine, però, se non ce l’avremo fatta, beh, allora sì, nessuna parola, zitti e mutu, saremo stati tutti un po’ brocchi.
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Nuove frontiere dello sport, tra Olimpiadi e Mai dire Banzai

Confini sempre più ampi, logica conseguenza di un mondo che modifica le sue tradizioni, le arricchisce o le sostituisce. Un fenomeno da cui lo sport non è escluso. Se pratiche consuete come il golf e la boxe, ma al femminile, sono state introdotte tra le discipline olimpiche accanto al meno convenzionale rugby a 7, il calderone delle attività che tendono ad ottenere la prestigiosa qualifica è pronto a restituire, in una sorta di ciclo infinito e ripetuto, le sue ultime creazioni, frutto di quella caratteristica imprescindibile che definisce lo sport come attività fisica o mentale in grado di intrattenere chi la pratica o chi è spettatore. Un invito diretto a chi pone attenzione alla spettacolarità della disciplina diventata peculiarità necessaria, e quasi sempre sufficiente, per imporsi nel nugolo di idee presentate al grande pubblico.Hitball, Tchoukball, Acrosport, Lacrosse, Orienteering sono solo alcuni dei giochi nascenti ma già pienamente riconosciuti con tanto di federazioni e campionati disputati regolarmente. Non ne avete ancora sentito parlare? La Hitball può considerarsi una variante della pallamano ma con l'obbligo, per i giocatori, di non bloccare mai la palla. La Tchoukball è un mix tra pallavolo e pelota basca. dove lo scopo non è mettere il pallone in rete ma far sì che lo stesso sia scagliato, con le mani, contro un pannello elastico e tocchi terra dopo il lungo rimbalzo.Per la ginnastica la nuova frontiera si chiama Acrosport. Il nome non cela la sorpresa: volteggi complessi e coreografie spettacolari da eseguire in coppia, in terzetti o in quartetti. L'atletica si arricchisce con l'Orienteering, di fatto una corsa di velocità che trae le sue origini, addirittura, dai primi del Novecento. Mappa e passaggio in punti prefissati, i capisaldi prima di trovare il traguardo.Se il Lacrosse, una sorta di Hockey in cui la palla viene raccolta con una mazza sul cui fondo è collocato un cestino, ormai è una disciplina consolidata nel nordamerica (tanto da diventare, in Canada, il secondo sport nazionale), il Biliardo su ghiaccio potrebbe essere riproposto nelle Olimpiadi invernali. Lo Sci sull'erba sarebbe un'ottima variante di quello praticato sulla neve e lo Skateboard il sostituto estivo del recentemente olimpico Snowboard.Attenzione, però, a considerare frettolosamente come discipline sportive tutte le pratiche innovative: basta poco per finire dalle pretese di gloria a facili ironie, come nel caso del lancio del telefonino, nato in Estonia e ben presto trasformatosi in roba da "Mai dire Banzai".
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